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scritto da Enrica Gado 

Tutti gli appassionati e gli estimatori della razza Maine Coon conoscono la sua storia negli USA, suo paese d’origine, le leggende che ad essa sono legate e molti aneddoti e curiosità che riguardano questo "signore delle grandi foreste". Pochi invece conoscono la storia italiana del Maine Coon che, sebbene molto recente e priva di misteriose leggende, è ugualmente interessante per capire l’evoluzione di questa splendida razza felina. L’apparizione sulla scena italiana del Maine Coon si può datare intorno al 1984/1985 quando la razza fu ufficialmente riconosciuta. Era il 1986 quando per la prima volta un mensile specializzato dedicava al Maine Coon la copertina, pubblicando la fotografia di Gregory, un bel gattone di colore rosso, di proprietà di Lilia Golfarelli. A quell’epoca non esistevano in Italia Maine Coon con pedegree, erano tutti dei gatti riconosciuti nell’ambito delle esposizioni internazionali come gatti fenotipicamente appartenenti alla razza Maine Coon ma, sicuramente, la genealogia era molto incerta e del Maine Coon non avevano proprio nulla o ben poco. La prova inconfutabile di questa realtà era la loro progenie, che molto spesso somigliava alle sue reali origini (persiani, gatti di casa con pelo lungo etc etc). Nonostante tutto anche in quel periodo ci furono i primi Maine Coon ( o pseudo tali) che divennero famosi nelle esposizioni: Gregory di Lilia Golfarelli e Jones di Antonello Bardella. Anche se tutto sembrava andare per il meglio la realtà era ben diversa, le problematiche legate alla riproduzione aumentavano e i successi nelle esposizioni feline erano solo un bel ricordo. La prima persona a cercare di cambiare questo stato di cose fu Stella Funaro Ayers che importò dall’Inghilterra due esemplari di razza Maine Coon con pedegree, Patriarca Coon Charlimar, maschio red silver e Patriarca Coon Kabrina ,una femmina brown tabby blotched . Era ben evidente la diversità di questi gatti da quelli che si vedevano abitualmente in Italia a quell’epoca e le linee di sangue di Kalicoon’s, Nephrani e Patriarca segnarono un cambiamento radicale nello standard della razza. Da ormai parecchi anni Stella Funaro Ayers non è più con noi, stroncata da un male che non perdona, ha lasciato un grande vuoto nel cuore dei suoi amici ma continua a vivere nel ricordo e, soprattutto, nei pedigrees di buona parte dei Maine Coon italiani che discendono dai suoi gatti. Il 1988 vide la nascita della prima cucciolata di Maine Coon con una genealogia accertata ed in seguito molte altre cucciolate hanno incrementato il numero di questi gatti. Le stars della fine degli anni ‘80 furono: Nunki di Settimio Segnatelli, maschio brown tabby blotched, Omero di Antonello Bardella,maschio brown tabby mackerel e Oceano di Lilia Golfarelli, maschio blu tabby, ma non dobbiamo dimenticare una signora, che molto spesso ha dato del filo da torcere ai possenti maschi, Orange, una elegante femmina di colore red silver tabby mackerel di Antonello Bardella. Furono questi i primi a farsi strada nelle esposizioni feline riuscendo a conquistare nomination, anche se, purtroppo, in quel momento i lontani cugini delle foreste Norvegesi avevano il predominio nella categoria dei gatti a pelo semilungo e vincevano tutti i best in show. La prima grande e vittoriosa battaglia dei pionieri tra gli allevatori di Maine Coon fu la chiusura totale del noviziato su tutto il territorio nazionale, dal 1988 nessuno poteva più affermare di avere un gatto di razza Maine Coon senza un regolare pedegree a comprovarne la genealogia e non vi era più alcuna possibilità, neanche all’estero, di aggirare l’ostacolo. Alla fine degli anni ’80 comparvero per la prima volta, nell’esposizione di Milano, dei Maine Coon provenienti dalla Danimarca, nessuno fino a quel giorno aveva visto dei gatti così grandi e possenti, furono loro a spopolare aggiudicandosi il best of best di tutta l’esposione. Inutile dire che tutti gli allevatori e gli espositori di Maine Coon rimasero folgorati e annichiliti di fronte a questi gatti dalla taglia inusuale e cominciarono a pensare come contrastare la supremazia Danese. Il primo esemplare di questa nuova dinastia di nordici a sbarcare in Italia fu Guldfakse Mercier di Lisa Agnoletto, splendido maschio brown tabby con bianco che spopolò letteralmente i ring di tutta Europa. Mercier, per gli amici Miky, pose un’altra pietra miliare sulla lunga strada dello sviluppo della razza Maine Coon in Italia e, ancora oggi, il suo sangue è mescolato nella sua discendenza con le migliori linee di sangue americane e tiene vivo un patrimonio genetico di valore incalcolabile. Dal Grande Nord, intanto, cominciava l’epopea di Rita Henriksen che, con l’affisso di Lovehulen’s, ha portato al successo molti gatti i cui discendenti, ancora oggi, si trovano nei pedigree di molti allevatori italiani. Fu quindi la volta di Senti Twix Van de Punda, una femmina olandese brown tabby blotched di Settimio Segnatelli, seguito da Antonello Bardella con Adele Bint Anne of Chascaro, una femmina silver tabby mackerl con bianco dalla Germania e Romy’s Love Taisy una femmina brown tabby blotched dalla Svizzera. Arrivarono poi i primi americani veri e Irma Porati, con il suo affisso del Fiore Selvaggio, portò in Italia Mac Crecck Sugar un maschio brown tabby blotched. Tutti questi gatti ebbero fortuna e la loro carriera espositiva e riproduttiva fu costellata di successi ma non riuscirono a raggiungere dei risultati eclatanti, perennemente in lotta con i Norvegesi delle Foreste. Era il 1991 quando Antonello Bardella, in una fredda domenica di aprile, uscì dall’aeroporto di Milano Malpensa con un trasportino apparentemente vuoto, ma contenente in realtà quel "ragnetto" che sarebbe diventato Hevengift John Starr. L’allevamento di Margery Beebe è stato molto contestato negli USA, ormai non è più possibile discutere dei metodi di allevamento di Margery perché anche lei, come Stella Funaro ci ha lasciato alla "verde età" di ottant’anni. Le prime esposizioni di questo giovane maschio silver tabby mackerel con bianco furono un autentico disastro, ci vollero parecchi mesi per trasformare la delusione in un successo crescente. Fu questo gatto il primo Maine Coon a distruggere il mito dei Norvegesi delle Foreste, spazzandoli via dai palchi delle esposizioni di mezza Europa. Anche i Danesi dovettero cedere il passo e nell’indimenticabile esposizione di Milano del 1992, sebbene sbarcati in massa con molti bellissimi esemplari, furono battuti da John Starr. La carriera di questo gatto è stata lunga e costellata di successi, con ben 22 nomination e 19 best in show all’attivo, primato invidiabile anche per le nuove leve, facilitate dai nuovi criteri di esposizione. Il mitico John Starr non ha portato a termine la sua carriera e nel 2009 ha cincluso la sua avventura terrena alla rispettabile età di quasi 19 anni. E’ però stato padre, nonno e bisnonno di tanti Maine Coon che si sono comportati e si comportano con onore in esposizione. Negli anni ’90 la maggioranza degli allevatori ha preferito usare le linee di sangue americane: Willowplace, Cooncreole, Capecoon, Coonyham e altri ancora che hanno dato un nuovo volto al Maine Coon. Oggi la nuova moda si è rivolta ad allevamenti che hanno selezionato soggetti molto diversi da quelli di stampo americano. Quanto sia stato giusto operare queste scelte lo dirà la storia ma allevare, non dimentichiamolo mai, è prima di tutto seguire la natura senza forzarla, per non disperdere quel meraviglioso e prezioso patrimonio genetico naturale che la piccola "lince" del Maine racchiude in sé. Oggi in Italia stanno nascendo nuove generazioni di Maine Coon che niente hanno ad invidiare ai cugini d’ oltre oceano. Sempre più spesso i migliori giudici internazionali nelle esposizioni di tutta Europa rimangono impressionati dalla qualità dei soggetti prodotti in Italia e gli allevatori di Maine Coon sono molto numerosi, il fiore all’occhiello di quasi tutte le Federazioni Feline e, almeno alcuni, lavorano con serietà e con impegno. Questo è il passato, più o meno recente, il futuro è rappresentato dai cuccioli che sono appena nati o che stanno per nascere, dai "nuovi" allevatori che sempre più numerosi vengono ad affiancare i "vecchi", ansiosi di imparare e di assorbire le loro esperienze e la storia continua……………..
 

Grazie a Antonello Bardella, Lilia Golfarelli e Settimio Segnatelli per il prezioso aiuto nel raccontare questa meravigiosa storia